Sergio Zavoli La notte della Repubblica

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La notte della Repubblica: 25 anni dopo

Ogni mercoledì alle 22.30 su Raistoria

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dal sito di Rai Storia:

‘’A cominciare da oggi, per diciotto sere [ogni mercoledì alle 22:30], ritroverete su questa rete il racconto della prova più drammatica che la società civile e le istituzioni italiane abbiano affrontato in epoca repubblicana. Il racconto abbraccia gli anni compresi tra il ’69 e l’89 , nei quali furono messi a rischio gli ordinamenti della nostra democrazia, investita da una violenza del tutto nuova, per modalità, tensione e durata….

…La scelta di riproporre il programma è dedicato soprattutto ai giovani e a quanti non hanno vissuto una vicenda conclusa con il tremendo sacrificio di Aldo Moro, segno di un’epoca ancora in cerca di ragioni e convalide’’.

Queste le parole di Sergio Zavoli nell’introduzione alla prima puntata de La Notte della Repubblica 25 anni dopo (1989- 2014) in onda su Rai Storia mercoledì 12 novembre alle 22.30.

 

Il 12 dicembre del 1989 andava in onda su RAI2 la prima puntata de La notte della Repubblica di Sergio Zavoli, la lunga inchiesta televisiva dedicata agli anni più bui e travagliati della nostra storia recente: gli anni di piombo.

A distanza di 25 anni, RAI STORIA ripropone le 18 puntate del programma. Non solo perché alcune delle questioni fondamentali sollevate allora da Zavoli, attendono ancora una risposta; ma anche perché, a distanza di una generazione, è opportuno proporre soprattutto ai più giovani una pagina importantissima della nostra storia recente, raccontata da uno dei più autorevoli giornalisti  italiani. Continua a leggere

Michele Magno Il Restauratore

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Klemens von Metternich in un ritratto di Thomas Lawrence.

La controversa figura del cancelliere austriaco è al centro dell’ultimo libro dello storico Luigi Mascilli Migliorini

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Il Foglio sabato 7 giugno 2014

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Il Restauratore

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Sconfitto Bonaparte, Metternich inventò una nuova Europa.

Un biografo paziente rivela ora le sue astuzie e le sue fragilità

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di Michele Magno

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Queste amabili rive uniscono le voci che si salutano: le parole che risuonano dalle due parti sono ripetute dagli echi che s’incontrano nel mezzo del fiume”. Questo fiume è la Mosella, cantato nel Quarto secolo dal poeta Ausonio come ponte tra il mondo della classicità romana e il mondo delle nuove genti barbariche. E lambiva le sue sponde un palazzo sulla Münzplatz di Coblenza, in cui vede la luce – il 15 maggio 1773 – Klemens Wenzel Lothar von Metternich. In un recentissimo e suggestivo volume, Luigi Mascilli Migliorini ne ha ricostruito magistralmente la controversa figura (“Metternich”, Salerno Editrice, pp. 429, euro 25).

Sono i genitori gli artefici della formazione giovanile di Klemens. Franz-Georg, il padre, era uno stimato funzionario ministeriale. Maria Beatrice Aloisia von Kage-neck, la madre, apparteneva a una importante famiglia viennese. Da lei Klemens apprende a parlare correntemente il francese e viene introdotto nei salotti buoni della società asburgica. “Vernunft und Humanität” (ragione e umanità) sono le stelle polari della sua educazione renana, come l’ha chiamata Heinrich von Srbik. Essa viene affidata a due precettori, l’abate Bertrand e il protestante Friedrich Simon, un fervente seguace della filantropia illuminista di Jean-Jacques Rousseau. E’ lui che suggerisce all’adolescente “precoce e altezzoso” la lettura delle “Confessioni” e del “Contratto sociale”. Più tardi, Metternich ricorderà che “le dottrine di questo giacobino e l’appello alle passioni popolari mi ispirarono una repulsione che l’età e l’esperienza non hanno fatto che accrescere”. Tuttavia, questo dettaglio della sua biografia intellettuale ci dice che le opere del filosofo ginevrino erano conosciute non soltanto dai figli dell’Ottantanove, ma circolavano anche tra i rampolli di una aristocrazia che si sentiva investita della missione di rimettere in piedi le sue macerie.

Appena quindicenne, Klemens viene avviato agli studi universitari nella capitale alsaziana insieme al fratello Joseph. Nelle sue “Memorie” Strasburgo è descritta come una città cosmopolita, piacevole e perfino gioiosa, che comunque non gli impediva di seguire con interesse le lezioni di Christoph Wilhelm Koch, uno dei maestri della scuola diplomatica tedesca. Suo era quel “Tableau des révolutions d’Europe”, apparso a Losanna nel 1771, che proponeva di ricomporre la vocazione conflittuale delle nazioni del Vecchio continente in un nuovo e più equilibrato sistema di relazioni internazionali. Il suo soggiorno si interromperà bruscamente il 14 luglio 1789, indignato testimone di un drammatico episodio: “Circondato da una folla inconsciente che si considerava come popolo, avevo assistito al saccheggio dell’Hótel de Ville di Strasburgo, atto di vandalismo commesso da una plebaglia infuriata”. E’ da allora che Klemens comincia a interrogarsi sui dilemmi della sovranità e della sua legittimazione. Nel 1790 è a Francoforte, dove partecipa alle cerimonie dell’incoronazione imperiale di Leopoldo II, “uno degli spettacoli più grandiosi e magnifici tra quelli a cui è possibile assistere”. Continua a leggere

Richard Newbury La guerra degli inganni che beffò i tedeschi in Normandia

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il Foglio 15 giugno 2013

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Richard Newbury La guerra degli inganni che beffò i tedeschi in Normandia

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Gli Alleati avevano un pugno di agenti doppiogiochisti, un’armata fantasma, un piano per far credere a Hitler ciò che desiderava credere. Senza, lo sbarco a Omaha Beach sarebbe stato un suicidio, la vittoria un miraggio

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