Tullio Regge (1931-2014)

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Tullio Regge 

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la Repubblica

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⇒ Carlo Rovelli Addio a Tullio Regge rese semplice la fisica. Lo studioso piemontese è morto a 83 anni. Spaziò dalla relatività di Einstein alla meccanica quantistica e fu anche un grande divulgatore

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Corriere della Sera

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Edoardo Boncinelli Tullio Regge, dalla teoria della relatività alle battaglie per una scienza sociale

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la Stampa

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→ Gabriele Beccaria Tullio Regge. Il genio che rifece i calcoli a Einstein. Addio a 83 anni a un padre della fisica: commemorato anche all’inaugurazione del Festival della Scienza

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Carlo Rovelli Sette brevi lezioni di fisica

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Autore
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Fisico teorico, membro dell’Institut universitaire de France e dell’Académie Internationale de Philosophie des Sciences, Carlo Rovelli è responsabile dell’Équipe de gravité quantique del Centre de Physique Théorique dell’Università di Aix-Marseille. Ha pubblicato, fra l’altro, Che cos’è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro (2011) e La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose (2014).
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Note Editore
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«Rovelli ci avvicina al coraggio intellettuale di chi sceglie il percorso più arduo, di chi non volta le spalle al mistero del mondo» (Nico Pitrelli).
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«Carlo Rovelli dalle pagine del “Sole24Ore” allieta spesso le nostre domeniche con profonde meditazioni e acute recensioni, che aspettano di trovare la loro unità in quella che sarà una memorabile raccolta» (Piergiorgio Odifreddi).

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Robert Sapolsky L’adolescenza necessaria

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Internazionale n. 1069

Sommario 1069 (19/25 settembre 2014)

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L’adolescenza necessaria

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Robert Sapolsky, Nautilus, Stati Uniti

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Gli adolescenti non sanno valutare i pericoli, sono egoisti e spesso irrequieti. Oltre alla tempesta ormonale legata all’età, alcune aree del loro cervello maturano più tardi. Ma questo gli permette di imparare a valutare la complessità del mondo sociale, scrive il neurobiologo Robert Sapolsky

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Alle pendici dei monti della Sierra Nevada, a qualche ora di macchina da San Francisco, si trovano le Moaning Caverns, un sistema di grotte che, dopo una stretta e tortuosa discesa di una decina di metri, ha un dislivello di 55 metri. In fondo al dirupo il servizio dei parchi dello stato ha trovato alcuni scheletri umani antichi. I nativi americani che vivevano nella zona a quei tempi non facevano sacrifici umani, quindi è probabile che qualche amante dell’avventura abbia fatto un passo di troppo e sia precipitato. Gli scheletri appartenevano a ragazzi adolescenti.

La cosa non mi sorprende. L’adolescenza è il periodo della vita in cui è più probabile che una persona entri in una setta, uccida o sia uccisa, inventi una nuova forma d’arte, lotti per deporre un dittatore, faccia pulizia etnica in un villaggio, aiuti chi ne ha bisogno, scopra nuove leggi della fisica, si vesta in modo orribile, dedichi la vita a dio e sia convinta che tutte le forze della storia convergano per rendere questo momento carico di pericoli e promesse il più importante di tutti.

Per tutto ciò bisogna ringraziare il cervello adolescente. Qualcuno sostiene che l’adolescenza sia un’invenzione culturale: nelle culture tradizionali c’è sempre un momento di transizione dopo il quale un essere umano è considerato un giovane adulto. Ma il progressivo passaggio dalla nascita all’età adulta non è lineare. Il cervello adolescente è unico: non è solo un cervello adulto non ancora maturo e non è neanche il prolungamento di un cervello infantile. La sua particolarità dipende dal fatto che una regione specifica, la corteccia frontale, non è ancora del tutto sviluppata. Questo spiega la turbolenza di quell’età, e riflette un’importante pressione evolutiva. Continua a leggere

Carlo Rovelli Il mistero del centro

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Il Sole 24 Ore 24 agosto 2014

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I buchi neri in tre puntate/3

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II mistero del centro

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di Carlo Rovelli

 

Cosa succede alla materia che cade nel buco? Alcuni scienziati ipotizzano che rimbalzi come una palla e poi esca fuori. Un percorso che noi non vediamo a causa della relatività del tempo.

La teoria di Einstein spiega il percorso della materia ma fino ad un certo punto. L’uscita dalla trappola nera è possibile grazie alla meccanica quantistica

 

C’è qualcosa di paradossale in quello che sappiamo sui buchi neri. Da un lato, sono diventati oggetti “normali” per gli astronomi. Li osservano, li contano, li misurano. Se c’è ancora sorpresa, è solo per quanto si comportino esattamente come prevede la teoria scritta da Einstein un secolo fa, quando ancora nessuno sognava che cose così buffe potessero esistere. Dall’altro sono ancora misteriosi; una finestra aperta verso il mistero. Da un lato una bellissima teoria, la relatività generale di Einstein confermata in maniera spettacolare dalle osservazioni astronomiche, e un parco giochi strepitoso per astronomi e astrofisici, dove osservare e studiare questi mostri che inghiottono stelle, girano vorticosamente, producono raggi potentissimi, e simili diavolerie. L’universo è sorprendente, variegato, pieno di cose che non potevamo prima neppure immaginare, ma comprensibile. Dall’altro, un «ma». Una domandina di quelle che fanno i bimbi quando i grandi si entusiasmano troppo: «Ma dove va a finire la materia che vediamo cadere dentro i buchi neri?».

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Carlo Rovelli Il calore naturale del nulla

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Il Sole 24 Ore domenica 17 agosto 2014

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Il calore naturale del nulla

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Il buco nero non è un pozzo senza fondo che ingoia tutto e da cui non esce niente. Stephen Hawking ha rivisto la sua teoria e dimostrato che c’è emissione di una radiazione termica

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Carlo Rovelli

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Steven Hawking è il fisico inglese famoso nel mondo per essere riuscito a continuare il suo lavoro scientifico nonostante una malattia grave che lo tiene fermo su una sedia a rotelle e gli impedisce perfino di parlare. Il suo risultato scientifico più importante riguarda i buchi neri: ha mostrato che sono caldi. Non sto parlando della materia che si arroventa cadendo roteando e accalcandosi verso il buco nero, rendendo i buchi neri visibili nel cielo. No: Hawking ha mostrato che anche un buco nero tranquillo dove non stia cadendo nulla è comunque caldo. I buchi neri sono naturalmente caldi. Nessuno ha ancora effettivamente osservato questo calore. È troppo debole per qualunque telescopio, e nei buchi neri che vediamo nel cielo è comunque sovrastato dal calore tempestoso della materia che continua a cadervi dentro. La previsione di Hawking è quindi per ora solo teorica, senza conferme sperimentali. Ma il suo calcolo è stato ripetuto in molti modi diversi, e il risultato è sempre lo stesso. Anche senza conferme sperimentali, è giudicato attendibile dalla comunità scientifica.

Un buco nero, quindi, con ogni probabilità non è poi così nero. È una lievissima sorgente di calore. Se fosse isolato in mezzo a un cielo senza stelle, non sarebbe nero ma apparirebbe come una piccola sfera con una pallidissima luce. Continua a leggere