Le classifiche del 2014 di Ondacinema

YHjE34E

.

Le classifiche del 2014

Lo speciale più atteso è finalmente arrivato: eccovi tutte le classifiche del 2014. Tutte le scelte di ogni redattore, i singoli riconoscimenti ai migliori artisti, la classifica dei nostri lettori e quella del forum. Ma soprattutto la top 25 della redazione di OndaCinema. E il film più bello dell’anno è…

.

ondacinema

Mario Martone Il giovane favoloso

Il giovane favoloso : Elio Germani e' Giacomo Leopardi a Firenze

.

Valerio Magrelli Se Leopardi al cinema diventa un supereroe

.

la repubblica 31 ottobre 2014

.

.

Roberto Saviano ‘Ironico, appassionato e rivoluzionario’. Saviano racconta il Leopardi di Martone. Il poeta di Recanati ne ‘Il giovane favoloso’ è finalmente lontano 
dai luoghi comuni sulla bruttezza e l’infelicità.  Durante tutto il film, la sensazione di accompagnare davvero Giacomo nella sua breve ma intensa vita è fortissima

.

l’espresso

.

.

Gabriele Gimmelli Martone. Il giovane favoloso

.

doppiozero

.

.

Luca Illetterati Leopardi didascalico. Il giovane favoloso di Mario Martone

.

le parole e le cose

.

.

Goffredo Fofi La voce di Leopardi

.

Martone mette in scena non solo la vita, ma anche il pensiero e la poesia, facendo un passo indietro come autore e regista Continua a leggere

Guido Vitiello Il cinemino della politica

Il-Caimano_RaiTre_berlsuconi_moretti

.

il Foglio sabato 26 aprile 2014

.

Il cinemino della politica

.

Altro che teatrino. Re folli, capri espiatori, caimani e vampiri. Da Moro a Berlusconi: come il grande schermo ha rappresentato tormenti e leader dell’Italia repubblicana

.

di Guido Vitiello

.

Una rondine non fa primavera, d’accordo, ma già una coppia di rondini può servire da pretesto per qualche divinazione, alla maniera degli àuguri etruschi e romani. Due film gemelli hanno attraversato i cieli del penultimo inverno italiano – l’uno diffuso nelle sale alla fine di ottobre del 2012, l’altro nel febbraio del 2013, a ridosso delle elezioni politiche – annunciando una primavera che pare, allo stato delle cose, tutta congetturale. Si somigliano fin dal titolo: “Viva l’Italia” si chiama il primo, “Viva la libertà” il secondo. Ad accomunarli è un intreccio di temi dalla lunga e veneranda tradizione teatrale: la pazzia del sovrano, il buffone come doppio del re, le scintille di verità sprigionate dal cozzo tra il potere e la follia. Immancabilmente, le gazzette hanno dato fondo – non sempre a proposito – a tutto lo Shakespeare e il Pirandello di cui disponevano. Una scena politica – qual è quella italiana contemporanea – inafferrabile e inaffidabile, pazza e squinternata, opaca e incline alla dissimulazione, i cui protagonisti principali sono a loro volta personalità sfuggenti, enigmatiche ed eccentriche, come può essere raccontata dal cinema se non ricorrendo a un campionario di figure estreme e fuori norma, ora terribilmente tragiche ora irrimediabilmente grottesche, sublimi anche nella loro mediocrità? E a quali strumenti interpretativi ricorrere – per raccontare come il cinema italiano odierno racconta la politica italiana odierna – se non a quelli che ci fornisce, non la scienza politica, ma l’antropologia? Tra segni, simbolismi e allegorie d’ogni natura emerge dallo schermo il profilo di un potere la cui forza non risiede nei segreti che nasconde, ma nella profondità del vuoto – ideale, intellettuale, morale – che lo sostiene.

“Viva l’Italia” è l’opera seconda dell’attore, regista e sceneggiatore romano Massimiliano Bruno. E’ un film che adotta registri farseschi a servizio di un messaggio politico forte, o se vogliamo – e senza alcun sottinteso spregiativo – un cinepanettone civile. Il fool che mette in scena è un politico di centrodestra, Michele Spagnolo (interpretato da Michele Placido) il cui partito, Viva l’Italia, richiama neppure a dirlo lo slogan della “discesa in campo” berlusconiana. All’ombra di una triade programmatica morigerata e conservatrice -lavoro, sicurezza, famiglia – coltiva spregiudicatamente il malaffare, la corruzione, il clientelismo, la pratica spicciola della raccomandazione. Finché un giorno, assistendo allo striptease privato di una giovane in cerca di opportunità di carriera, Spagnolo ha un malore e si risveglia posseduto da uno strano morbo, una sorta di sindrome di Tourette aggravata: diventa incapace di mentire e proclama a voce alta, scomparso ogni freno inibitore, tutto quel che gli passa per la testa. I primi effetti sono devastanti. La sua sincerità condita di turpiloquio solleva il sipario su tutta la grettezza dell’uomo di potere, lo conduce ad abissi di esilarante “scorrettezza politica” e lo rende ragione d’imbarazzo per i suoi compagni di partito, che se ne dissociano e lo mettono a riposo. Pian piano, tuttavia, questa prolungata follia si trasforma in passione per la verità, una passione che lo porta a rinascere come uomo e come pedagogo civile. Il nuovo corso di Spagnolo culmina in un comizio-cabaret tra le gigantografie dei Padri della Repubblica (spicca su tutti il ritratto di Aldo Moro) in cui esorta i giovani alla riscossa e suggerisce di aggiungere in coda alla Costituzione un ultimo articolo, il 140: “Tutti i cittadini hanno diritto di conoscere la verità”.

Continua a leggere

Alexander Payne Nebraska

860bce1af4e6678b0a2c2c35bd2d9220

.

il manifesto 24 gennaio 2014

.

Giulia D’Agnolo Vallan  Padre e figlio e il sogno che non c’è. «Nebraska» di Alexander Payne, un road movie da Oscar

.

l’Espresso n.3 21 gennaio 2014

.

Roberto Escobar On the road. «Nebraska» di Alexander Payne racconta un viaggio nel tempo

.

left 18 gennaio 2014

.

Morando Morandini Il Nebraska è ovunque

.

il Foglio 18 gennaio 2014

.

Mariarosa Mancuso Nuovo Cinema Mancuso. Nebraska di Alexander Payne

.

il Messaggero 16 gennaio 2014

.

Fabio Ferzetti Tutto su mio padre con amore e stupore

. Continua a leggere

Paolo Virzì Il capitale umano

1387451926978_0570x0342_1387453751520

 

.

il Fatto Quotidiano 13 gennaio 2014

.

→ Malcom Pagani Tra comunisti, disegni, bischerate e caciucco. Intervista a Paolo Virzì. Dalla rossa Livorno al Centro sperimentale di Roma fino al successo per Paolo Virzì. La vita, le polemiche, i guai e i riconoscimenti per uno dei maggiori registi italiani ora in sala con “Il capitale umano”

.

Ondacinema

.

→ Matteo Pernini Il capitale umano di Paolo Virzì

.

Linkiesta 12 gennaio 2014

.

Alberto Alfredo Tristano “Il Capitale umano”, Virzì confonde Brianza con finanzaIl racconto è una somma di imperfezioni. Oltre le polemiche, il suo problema è il poco coraggio

.

il Sole 24 Ore – Domenica 12 gennaio 2014

.

→ Emiliano Morreale Paradiso amaro. «Il capitale umano» è un film coraggioso e riuscito, in cui Virzì cambia ambiente e stile. Incertezze perdonabili, grande cast di attori

.

il Foglio 11 gennaio 2013

.

→ Mariarosa Mancuso Il capitale umano di Paolo Virzì. Nuovo Cinema Mancuso

.

minima&moralia 11 gennaio 2014

.

→ Christian Raimo La ferocia liberatoria de “Il capitale umano” di Virzì

.

Wittgenstein 10 gennaio 2014

.

→ Luca Sofri Apparte la Brianza

.

l’Espresso 10 gennaio 2014

.

Roberto Escobar ‘Il capitale umano’, Paolo Virzì e il volto di un paese corrotto

.

il Foglio 10 gennaio 2014

.

  Mariarosa Mancuso Il delirio anti ricchi di Virzì. Ma chi paga per un film fuori sincrono e con vari “hic sunt leones”?

.

Maurizio Crippa Autodafé in Brianza. Sì, noi siamo la periferia esistenziale, Virzì e Serra il centro storico. Abbiamo villette orrende (e non hanno visto le pizzerie). La bellezza salverà il mondo, ma certo la sinistra a chilometro zero anche no

.

reset 10 gennaio 2014

.

Oscar Iarussi Borghesia e decadenza: “Il capitale umano” di Virzì

.

doppiozero 9 gennaio 2014

.

→ Marco Belpoliti Paolo Virzì. Il capitale umano  

.

l’Unità 9 gennaio 2014

.

Alberto Crespi Squali di provincia. Il nuovo (e bel) film di Virzì sugli speculatori in Borsa

.

il Mattino 9 gennaio 2014

.

→ Valerio Caprara Quei borghesi piccoli piccoli

. Continua a leggere